CORSO OLIMPICI

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GLI ANNI BLU DI FABIO PEDERNESCHI

IL COLPO DI FULMINE

 

L’Angelo (Furega) aveva insistito tanto finché mi ero finalmente arreso.

Così, prima del rientro da Varese (4 Novembre 1960) per l’inizio della Seconda Classe, mi sarei trovato con lui in centro, in divisa, per passeggiare insieme “sotto ai portici”. Voleva “esibirmi”: pazienza, era un carissimo vecchio amico e compagno di scuola.

Quindi, smarcata la firma di fine licenza presso la Caserma Garibaldi (formalità che richiedeva comunque la divisa), nella tarda mattinata del 3 Novembre 1960, mi avviai verso i portici; lì trovai il Furega e qualcun altro che non ricordo più.

Ricordo che passeggiammo alquanto su e giù, finché fu quasi l’una.

Allora mi sganciai e mi avviai speditamente verso via Volta.

Quando fui in Piazza Monte Grappa, però, notai una bella ragazza che imboccava i portici vecchi, verso via Vittorio Veneto.

Non la conoscevo.

Istintivamente cambiai direzione e, camminandole in parallelo sul lato opposto, sotto ai portici nuovi, la seguii.

Non c’erano dubbi: era la ragazza più carina che avessi mai visto. Chissà chi era. Possibile che non l’avessi mai notata prima?

Camminava, senza fretta, ma dritta dritta e non si voltava mai.

Dovetti accelerare per guardarla in viso, ma cercando di non farmi notare. Infatti, non mi notò: nonostante il mio abbigliamento davvero inusuale, specialmente per Varese.

Camminammo di conserva sino al cinema Politeama, poi lei attraversò la strada e si diresse verso via Piave.

Mi fermai e la seguii con l’occhio, finché non la persi di vista.

Ma il fulmine aveva ormai colpito!

Anche se lo scoppio fu ritardato di…qualche anno!

 

Appena a casa, chiamai l’Angelo e gli chiesi se sapeva chi fosse quella bella ragazza così e cosà.

La mia descrizione dovette essere molto precisa, perché lui mi disse subito: ”Ma come, non sai chi è? E’ una delle due sorelle Buzio, la più giovane. Si chiama Daniela e la conosco; la conosco perché sua sorella Fabrizia è grande amica della Rita (Rita Sorlini, con la quale il buon Furega pretendeva di ‘filare’). Però, guarda che la Daniela è piccola! Avrà, si e no, quindici anni!”. (Ne aveva compiuti 15 da poche settimane!).

 

Quella rivelazione mi sorprese moltissimo e mi deluse alquanto, visto che io avevo valutato 18 o 19 anni.

Quindici erano troppo pochi, per il momento. Anche se ne dimostrava di più. Mi sarebbe toccato aspettare qualche anno!

E lo feci.

 

Vitto in bianco.

 

Fu, per me, sinonimo di Seconda Classe (per la verità, anche di Terza e di Quarta!).

 

Appena rientrato dalla licenza, il buon Colonnello Rubattu volle rivedermi e visitarmi. Mi trovò bene, ma mi assegnò quel “vitto in bianco” che mi fu continuamente rinnovato, finché - ma solo durante la Quarta Classe - non riuscii finalmente ad evitarlo.

Della Seconda Classe vi accennerò solamente che iniziò sotto il comando di un nuovo Ammiraglio. Si trattava del famosissimo Roselli Lorenzini, che aveva sostituito l’Ammiraglio Barbera.

Il nuovo Comandante si fece subito notare, con alcune innovazioni sorprendenti.

Come “Anziani”, ci trovammo assegnata una nostra “Sala di ricreazione”. Poi, ebbe inizio un’inedita serie di tè danzanti; infine, fu concessa agli iraniani, che la chiedevano (invano) da tempo, una privatissima sala-moschea (°).

La nostra sala di ricreazione “riservata” fu molto apprezzata; non altrettanto i “balletti”. Questi si svolgevano in palestra e non sempre erano allietati dalla presenza di ragazze abbastanza attraenti da non far rimpiangere le normali franchigie livornesi. Certo, qualche volta arrivavano anche della belle invitate, ma molto dipendeva dalla provenienza: se erano figlie e nipoti dei V.I.P. livornesi, c’era da stare poco allegri. Se invece erano le studentesse di certi Collegi fiorentini, allora…

La sala-moschea fu prontamente arricchita, dagli iraniani stessi, con stupendi tappeti appositamente pervenuti da Teheran e godette di una vera e propria extraterritorialità diplomatica. Almeno finché gli Ufficiali d’Ispezione ed i Sottufficiali di Guardia non  appurarono che, di fatto, la “moschea” dedicata alla preghiera ed alla meditazione si era trasformata in luogo di “squaglio”, gozzoviglie e libagioni. 

 

Qualcuno penserà che io voglia un po’ “tirar via” e che ci sarebbero chissà quante altre cose interessanti da raccontare.

Certo: su ogni singolo anno d’Accademia si potrebbe facilmente scrivere un intiero volume!

Ma, se date un’occhiata alla tabella riportata tra queste pagine, potete costatare com’erano mostruosamente fitte d'impegni e terribilmente poco divertenti le nostre giornate e capire perché mi sia lecito sorvolare alquanto.

 

Così, arriviamo direttamente alla nostra seconda crociera, che effettuammo imbarcandoci sull’Incrociatore (reduce dalla seconda guerra mondiale) Raimondo Montecuccoli.

 

Per i miei pochi lettori non Olimpici, devo ancora aggiungere che il 1961 portò due novità significative nella mia famiglia: il trasloco dal “paradiso” della mia infanzia (casa, “solaio” e giardino di Via Lazio) ad un anonimo nuovo condominio di Via Feltre (per ironia della sorte, sito a “due passi” dalla nuova casa degli Angelini) ed il matrimonio di mio fratello Roberto (classe: 1937) con Annamaria.

Al loro matrimonio potei presenziare, grazie ad un insperato permesso pasquale di qualche giorno. Anche le loro nozze furono celebrate a Varese (nella chiesa “della Motta”) il Lunedi di Pasqua (3 Aprile 1961).

(°) In quegli anni, lo Scià di Persia stava investendo pesantemente nel rafforzamento delle sue Forze Armate, per consolidare il suo proprio potere e l’egemonia persiana nell’area geografica. Gli servivano, quindi, molti (fedeli) ufficiali ben addestrati ed in tempi brevi.

Per la Marina, in particolare, gli Allievi Ufficiali (selezionati tra i figli della nobiltà persiana e dei maggiorenti governativi) venivano mandati alle Accademie Navali di Gran Bretagna, Francia e Italia. Secondo gli Allievi stessi, i “migliori” venivano mandati a Livorno.

Così, nei nostri Corsi, c’era una costante presenza iraniana (inserita fra noi assolutamente “alla pari”) di dieci-quindici giovani per Classe.

Costoro arrivavano in Accademia con poche settimane d’anticipo sull’inizio della Prima Classe e venivano sottoposti ad una “full immersion” di lingua italiana; quindi iniziavano il primo anno e, incredibilmente, si destreggiavano già abbastanza bene da seguire le lezioni e sostenere prove orali e scritte in italiano, insieme a noi. Tuttavia, anche dopo diversi mesi di frequenza, si trovava sempre qualche iraniano che pretendeva (specialmente con gli insegnanti) di “non aver capito”…

Discretamente preparati dal punto di vista scolastico, all’inizio erano - in maggioranza - inclini a “fare i furbi” ed erano spesso inaffidabili. Tuttavia, durante i quattro anni d'intensa convivenza con noi, s'integravano piuttosto bene con la nostra mentalità e con i nostri comportamenti. Si crearono anche vere e profonde amicizie. Quelle stesse amicizie che, durante la “Guerra del Golfo”, servirono da “salvacondotto” virtuale per le nostre navi, comandate da compagni di Corso, cioè da vecchi e sinceri amici.   

 

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