CORSO OLIMPICI

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GLI ANNI BLU DI FABIO PEDERNESCHI

IL VECCHIO GENERALE 

Si chiamava Battigelli ed era il “nostro” Generale.

Per la Marina era in pensione da un pezzo, ma era ancora attivissimo come titolare della Cattedra di Costruzioni Navali Militari presso l’Università di Genova.

Era lui che, a tempo debito, assegnava le Tesi di Laurea a noi Ufficiali-studenti e, naturalmente, si trattava sempre di navi militari.

 

Noi Olimpici eravamo molto affiatati ed organizzati.

Così, come ci eravamo regolarmente distribuiti il compito di seguire certe materie con particolare assiduità e costante stesura di accurati appunti (che, poi, divenivano d’uso collettivo per la preparazione agli esami), alla convocazione di Battigelli ci presentammo con le nostre brave proposte già bene assortite.

Ci eravamo “assegnati” i vari tipi di nave, in base alla collaborazione che ciascuno di noi aveva dato ai colleghi “Strali”, i quali stavano preparando le loro Tesi di Laurea quando noi eravamo arrivati a Genova.

Io avevo aiutato Norello ed avevo quindi “ereditato” tutto il suo materiale e le sue minute, relative ad una nave portaerei.

 

Quando mi presentai dal Generale, il colloquio si svolse - all’incirca - in questo modo.

“Lei chi è….ah, Pederneschi. Bene! Lei mi farà un bel sommergibile!”.

“Veramente, signor Generale, avevo pensato ad una portaerei: c’è già qualcun altro che vorrebbe un sommergibile”.

“Ah.…allora vediamo: una portaerei?…Ma perché volete sempre delle portaerei?”.

“Per la verità, quest’anno, sarei l’unico”.

“Ah…ma, a parte tutto l’impegno che richiede una portaerei, perché lei si vuole occupare d’una nave che la Marina Italiana - molto probabilmente - non si potrà mai permettere?”.

“Perché credo fermamente che la Marina Italiana dovrebbe averne una”.

“Allora ne progetterà una piccola. Magari, lei che è giovane, un giorno, la vedrà!”.

“Benissimo, signor Generale”.

“Dunque: una portaerei…piccola! Eh,…è una parola. Comunque, scriviamo.

Aerei…solo roba italiana, mi raccomando…una quarantina, divisi in una ventina di caccia, una dozzina di ricognitori e - diciamo - 9 elicotteri. Armamento… vediamo… sì: 24 pezzi (singoli) da 76/62, di quelli nuovi…compatti. Velocità…mmm…crociera 20 nodi e…lancio 27. Autonomia (a 20 nodi) almeno 5.600 miglia. Equipaggio… veda lei: il più ridotto possibile…automatizzi, automatizzi! Apparato Motore…sì,… vapore, convenzionale: delle belle caldaie e delle belle turbine a vapore! Poi, ah…sì! Le catapulte: a vapore, ne metta due…magari tre! Si accomodi pure e mi porti presto le sue prime risultanze. Ma, mi raccomando: non mi venga qui con una “Forrestal”! Non voglio vedere più di 11-12 mila tonnellate…!”.

 

In meno di cinque minuti, un “rebus” d’impossibile soluzione.

Non vi racconterò i “salti mortali” che iniziai a fare, per infilare tutta “quella roba” in una…sola e “piccola” portaerei (che, alla fine, risultò di circa 11.000 Tonn.).

La linea di volo, grazie all’imposizione della “roba italiana” fu presto risolta, per mancanza d’alternative: 20 caccia G91 RI (alla Fiat mi assicurarono che erano i più adatti per una - mai prevista prima - versione imbarcata), 12 MB 326 C (alla Macchi mi giurarono che erano ottimi ricognitori “terrestri”, ma che avrebbero anche potuto essere imbarcati) e 9 A/B 204B-AS (qui non c’erano problemi speciali, sicché evitai di recarmi anche all’Agusta).

Tuttavia, per “parcheggiare” e movimentare tutti quegli aerei, dovetti inventarmi le ali ripiegabili che né Fiat né Macchi avevano mai neppure immaginato.

Fatti i primi schemi d’ingombro ed eseguiti alcuni approssimativi calcoli dei pesi, superavo già le 20.000 Tonn.

Iniziai a limare, stringere, accorciare, assuccare ed eliminare: ma il problema era insolubile, soprattutto a causa dello spaventoso eccesso d’armamento.

Più che una portaerei, quella nave pareva una portacannoni!

Pesi dei pezzi, delle centrali del tiro e dei colpi a parte, lo spazio necessario ai cannoni ed ai depositi munizioni era enorme. Portava forzatamente a misure troppo “grandi”, senza peraltro consentire una riserva di fuoco che superasse i 2-3 minuti totali! (alla cadenza massima di oltre 120 colpi al minuto per canna, si fa presto ad esaurire qualsiasi deposito!).

Dovetti tornare da Battigelli ed esporgli il problema dei volumi e della riserva di fuoco; nonché quello dell’eccessivo affollamento (peso ed ingombro) di velivoli e relativo personale.

Rifiutò subito qualsiasi variazione dei dati iniziali, ma accettò di vedere i miei calcoli relativi all’artiglieria. In base ad essi, io proponevo di scendere da 24 ad 8 pezzi.

“Beh,…sì…non ha tutti i torti…però…vediamo…dunque: riduciamo i cannoni a 12”.

Quindi mi licenziò, rinnovando la raccomandazione di far stare tutto entro le 12.000 Tonn. a pieno carico.

Inventandomi la soluzione dello “stivaggio in guerra” dei colpi da 76, direttamente su rastrelliere anziché nei loro cofani standard da 3 colpi, riuscii a far…sparare fino ad 800 colpi per canna. Il che voleva dire, comunque, solo circa sette-otto minuti di fuoco alla massima cadenza verosimile!  

 

La portaeromobili Giuseppe Garibaldi, impostata quindici anni dopo, avrà un dislocamento di 13.250 Tonn., sarà qualche metro più corta ed un “filo” più larga della “mia”.

Ma avrà un compattissimo apparato motore con quattro turbine a gas e…nessun cannone da 76! Solo mitragliere (6) e missili (4 rampe Teseo e 2 Albatros/Aspide).

Inoltre, imbarcherà un massimo di “appena” 18 velivoli (tra aerei ed elicotteri) e, disponendo di aerei a “decollo verticale”, non avrà nessuna catapulta.   

Facile, così…!

 

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