CORSO OLIMPICI

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GLI ANNI BLU DI FABIO PEDERNESCHI

SPIVOLATURA

 

Andava affrontata attingendo a tutte le risorse personali disponibili. Era il periodo che intercorreva tra il primo giorno della Prima Classe (tradizionalmente, il 5 Novembre) ed il mattino del giorno di Santa Barbara (4 Dicembre), cioè il giorno del Giuramento.

Col bagaglio delle esperienze…sconcertanti del Tirocinio, bisognava sopravvivere per un intiero mese tra disciplina, nuove regole, lezioni, prove varie e le continue persecuzioni (diurne e notturne) psicologiche e…fisiche degli scafatissimi “Anziani”. I quali, poi, altro non erano che gli ex Pivoli dell’anno precedente!

 

Il bagaglio intensivo accumulato durante il tirocinio era una buona base, come si può capire da una piccola storia che vi racconterò nelle prossime righe.

Chi avesse letto il mio Zibaldino precedente, ricorderebbe che salire e scendere una scala a pioli era per me un esercizio quanto mai banale, da fare ad occhi chiusi.

Ebbene, durante la prima esercitazione che facemmo sul Brigantino, dovettero risultare evidenti le mie particolari abilità e rapidità nel salire e scendere per le griselle; difatti, il Comandante Nardi le notò.

“Pederneschi, venga qui”, mi disse alla fine dell’esercitazione.

“Bravo: avrà un turno di permesso straordinario” aggiunse, appena mi presentai da lui salutando e battendo i tacchi.

“Grazie Comandante” risposi compiaciuto.

“Si faccia tre giri di barra!” aggiunse allora lui, di rimando.

Appena eseguita l’inspiegabile punizione, mi ripresentai al Comandante (°).

“Punizione eseguita, Comandante”.

“Ha capito perché?” mi chiese.

“Temo di no, Comandante”, risposi con qualche imbarazzo.

“Il mio riconoscimento della sua prestazione al Brigantino era un atto dovuto. Si ringrazia per un favore o una preferenza e qui non ci sono né favori né preferenze. Si accomodi”.

Capii una volta per sempre.

 

Sulla spivolatura ci sarebbe da scrivere un libro, specialmente se si andassero a recuperare i mille aneddoti che ogni Corso ha nella sua memoria (Giordano ne ha di famosi).

Mi limiterò qui ad accennarne solo alcuni tra i più curiosi, come il “gran pavese” issato dagli Anziani e fatto con le mutande dei Pivoli (loro sottratte dai dormitori, nottetempo) e steso tra gli alberi dello spiritoso e paziente Brigantino.  

(°) Ogni punizione “verbale” andava eseguita (sulla parola e senza alcun controllo da parte di colui che l’aveva comminata) e “presentata” entro le 24 ore. Una trasgressione a questa regola sarebbe stata considerata gravissima, da massima punizione di Rigore o, talvolta, da allontanamento. Oppure i tentativi dei Pivoli (sempre falliti) di accedere alla Sala di Ricreazione, dopo il pranzo, nonostante l’insuperabile ostruzionismo fisico degli Anziani. Tentativi che,

tacitamente ma sistematicamente, si verificavano con particolare irruenza quando si poteva “prendere in mezzo” e mettere in difficoltà un certo Ufficiale (il Signor Severi, detto “Papero”) che…stava sulle “scatole” sia di Anziani che di “Pivoli”.

Infine, il sistematico e capillare blocco dell’accesso dei Pivoli a qualunque locale igienico di tutto il comprensorio, dalla sveglia al silenzio.

 

Sulla spivolatura che subì il nostro Corso si può dire una cosa peculiare e “storica”, per le tradizioni dell’Accademia. Essa fu, infatti, l’ultima di tipo classico, che culminò con il tradizionale “assalto” conclusivo al Brigantino “difeso” dagli Anziani.

Questo assalto si svolgeva prima dell’alba del giorno di Santa Barbara (Patrona della Marina Militare) e prima della cerimonia del Giuramento degli Allievi, quando ancora l’Accademia dormiva; esso rappresentava l’episodio finale e pacificatore (benché si trattasse di un vero assalto con vere azioni di forza) che sanciva la nuova e definitiva amicizia tra due Corsi contigui.

Il nostro assalto fu preparato con meticolosa strategia e prevedeva un’azione laterale “diversiva”, nonché un attacco di prora, avvolgente, che si sperava vittorioso, benché ci fosse ben noto che mai (in tanti anni) i Pivoli erano riusciti ad espugnare il Brigantino difeso dagli Anziani.

I Corpi Tecnici, al comando di Beppe (Bernardi), avrebbero effettuato l’attacco laterale, risalendo la breve rampa che separa il brigantino dal porticciolo di San Jacopo.

Lo Stato Maggiore, al comando di Franco (Corso), avrebbe attaccato dal Piazzale, sbucando da dietro le due ali tronche che lo aprono sul lato a mare, appunto verso il Brigantino. Quando gli Anziani fossero - sperabilmente - in gran parte impegnati con i nostri compagni dello Stato Maggiore, Genio e Armi avrebbero attaccato sul fianco.

 

In quei giorni, in rada dinnanzi all’Accademia, era ancorata la Portaerei U.S.A. Saratoga. I mezzi Ufficiali di quella gigantesca nave (grossi motoscafi d’altura) prendevano normalmente terra a San Jacopo e ce n’era sempre qualcuno lì ormeggiato, col relativo equipaggio a bordo.

Prima dell’alba del giorno di Santa Barbara 1959, i pochi Marinai americani di servizio ai mezzi ormeggiati in porticciolo dormicchiavano in attesa di chiamata e non si aspettavano certamente d’essere coinvolti in una sommossa… rivoluzionaria della Marina italiana!

Quando furtivamente ci ammassammo sotto la tettoia del Nostromo (proprio davanti ai mezzi della Saratoga) per scattare urlanti ed arrembanti verso il Brigantino, creammo un involontario ma altissimo allarme in quei sonnolenti equipaggi. Un allarme che dovette creare non poca preoccupazione, prima che gli Americani potessero capire cosa veramente stesse succedendo.

Fu così che il nostro assalto ebbe l’Ammiraglio Comandante (e tutto lo Stato Maggiore dell’Accademia) spettatore compiaciuto dall’alto (erano tutti sul tetto, in osservazione panoramica) ed alcuni Marinai americani spettatori - attoniti e sconcertati, dapprima; curiosi ed eccitati, poi - dal basso!

 

Prima che fosse lanciato un allarme internazionale….o, meglio, prima che ci si facesse troppo male, con gesto da imperatore nel Colosseo, l’Ammiraglio fece entrare in azione il trombettiere che, con ripetuti (e molto opportuni!) squilli d’attenti, diede ufficialmente termine alla storica gazzarra.

 

Giorgio Lacovara ci rimise…un occhio blu che era impressionante, molti altri rimediarono contusioni e lividi vari, le nostre tute (indossate per l’azione) da officina/vela accumularono strappi e macchie di inchiostro e di anilina (a causa dei sacchetti di plastica pieni d’acqua tinta, utilizzati come “granate”). Nell’insieme, tutto finì bene, con il tradizionale insuccesso dell’attacco, ma con abbracci e dichiarazioni di imperituri amicizia e rispetto reciproci tra Anziani ed…ex Pivoli.

Per curiosità, va detto che le tute indossate dagli Anziani, malridotte come le nostre, erano…nostre anch’esse! Ce le avevano “fregate” la sera prima, dal nostro guardaroba! Eh, gli Anziani…

 

Dopo qualche ora, come nulla fosse stato, eravamo tutti schierati, bellissimi ed impettiti, per il nostro Giuramento (cerimonia forzatamente effettuata in palestra, a causa della pioggia).

 

Quel giorno memorabile fu per me allietato dalla presenza di mio fratello Giordano e di Mariarosa, freschi di matrimonio.

Si erano sposati a Giubiano (Varese) da poche settimane (10 Ottobre, 1959), ma io non avevo potuto partecipare alla celebrazione in quanto “sequestrato”  dal tirocinio di ammissione all’Accademia.

 

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